Orsanmichele: restaurato il tabernacolo di Donatello per il San Giorgio

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Aveva necessità di cure urgenti e sono intervenuti gli Amici dei Musei. Il tabernacolo dell’Arte dei
Corazzai e Spadai, ora restaurato con il contributo dell’associazione fiorentina, fra i 14 di Orsanmichele, è uno dei principali; non solo perché in esso fu collocato il San Giorgio, bellissima scultura donatelliana, ma per la sua forma e la sua storia particolare. Fra pochi minuti ci sarà la presentazione del restauro, precisamente alle 17.30 di fronte al tabernacolo stesso.

Il restauro, eseguito nell’estate 2012 dalle restauratrici Camilla Mancini e Francesca Piccolino  Boniforti, con Maria Ybanez Worboys, abilitate dalla Scuola di alta formazione dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, ha riguardato il generale assetto conservativo ed estetico, ma anche la sicurezza statica
delle strutture ed il loro consolidamento ed ancoraggio. Sono stati rimossi detriti superficiali compatti, concrezioni e croste nere, dovuti all’inquinamento atmosferico delle nostre città, sono state eliminate meccanicamente stuccature improprie dovute ad interventi attuati con malte eterogenee, provvedendo a
reintegrare le superfici e i sottosquadri interessati con adeguati impasti naturali a base di calce, polvere di marmo, pigmenti e legante reversibile. Con l’ausilio di imperniature e opportune stuccature e colmature delle soluzioni di continuità con la parete principale del monumento, si è resa stabilità alle porzioni che presentavano distacchi e conseguente possibile caduta.

Nel 1339 alcune delle Arti Maggiori furono incaricate di abbellire i pilastri esterni di Orsanmichele,
considerato che dentro il pilastro Nord-Ovest, sullo spigolo fra le attuali vie Orsanmichele e dell’Arte
della Lana, passava la scala per salire ai piani superiori; in pratica si rinunciò a scavarvi delle nicchie con
i relativi tabernacoli. Solo all’inizio del ‘400 si decise comunque di assegnare le facce del pilastro
scegliendo due Arti Minori: i Corazzai a Nord su via Orsanmichele e i Fornai a Ovest su via dell’Arte
della Lana (quest’ultimo lato del pilastro fu poi assegnato alla ben più ricca Arte del Cambio in quanto i
Fornai non avevano potuto far fronte all’ingente spesa di un tabernacolo con la sua scultura).
Poco dopo la metà del secondo decennio del secolo, Donatello scolpì la statua in marmo del San
Giorgio per il tabernacolo da lui stesso disegnato. Pur recando un’impressione generale ed alcuni motivi
ancora goticizzanti, il tabernacolo presenta caratteri moderni ed innovativi che meglio si convengono allo
stile dell’artista. Dato il ridotto spazio a disposizione, sia in superficie sia in profondità, l’opera propone
un pronunciato verticalismo, appare quasi bidimensionale, come se fosse disegnata sulla parete; infatti, a
causa della retrostante scala, lo scavo della nicchia è molto esiguo.

La figura è concepita e realizzata da Donatello per essere osservata dal basso; lo spessore del
modellato è talmente ridotto che il volto del Dio Padre, visto da vicino, appare quasi deforme: il volume
in corrispondenza del mento è portato a zero: un espediente che consente allo scultore, nonostante il
rilievo non emerga dal fondo più di 2 cm, di dare alla testa una sufficiente inclinazione per essere
percepita da sotto in su. Con l’uso della suddetta tecnica e utilizzando questo rilievo bassissimo e leggero
che è fra le sue prerogative, creando l’illusione di una maggiore profondità nelle figure bidimensionali del
timpano e della predella, quasi in spirito di contrapposizione, Donatello è come se riuscisse a superare la
mancanza di spessore dell’intera macchina del tabernacolo.