Raffaello in mostra a Tokyo: una rassegna unica nella storia.

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Il manifesto della mostra, Raffaello, 2013 tokyo, japanSi chiama semplicemente così – “Raffaello” – la mostra che dal 2 marzo (per tre mesi) è ospitata nelle sale del National Museum di Western Art di Tokyo. Si tratta della prima esposizione monografica sull’artista urbinate – curata dalla Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino, Cristina Acidini, e dalla direttrice del Museo degli Argenti di Palazzo Pitti, Maria Sframeli – che si svolgerà in Giappone.
L’iniziativa è stata richiesta sin dal 2008 proprio dal museo nipponico e dal quotidiano Yomiuri Shimbun, i partner che si sono assunti gli oneri dell’esposizione che proporrà 59 opere in mostra, 24 delle quali dello stesso Raffaello provenienti da importanti istituzioni culturali italiane e internazionali come la Galleria degli Uffizi (e relativo Gabinetto Disegni e Stampe), la Galleria Palatina, la Fondazione Horne e la Biblioteca Marucelliana di Firenze, il Museo Nazionale di Capodimonte, la Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia, la Pinacoteca dell’Accademia Carrara di Bergamo, la Galleria Nazionale di Urbino, la Pinacoteca e i Musei Vaticani, la Galleria Nazionale di Perugia, il Museo di Belle Arti di Budapest, la Dulwich Picture Gallery di Londra, il Louvre di Parigi, il Prado di Madrid.

La mostra dedicata a Raffaello e ai centri del Rinascimento dove visse e operò ha richiesto un enorme lavoro di preparazione, vista l’importanza dei quadri, dei disegni e dei loro autori. Grazie alla curatrice Maria Sframeli, ai suoi collaboratori e ai prestatori italiani e stranieri, davvero generosi, il Museo d’Arte Occidentale di Tokyo potrà esporre una rassegna unica nella storia, pur intensa, delle esposizioni italiane in Giappone.

Lo sponsor, Yomiuri Shimbun, ha chiesto al Polo Museale Fiorentino di formulare il piano scientifico e di coordinare la mostra e il catalogo. Firenze è la città che conserva più dipinti mobili di Raffaello in tutto il mondo.
Capolavori dell’artista e celebri opere dei maestri che ne influenzarono la pittura o che da lui trassero
ispirazione, si propongono di illustrare la vicenda artistica di Raffaello dai primi anni ad Urbino sino alla maturità romana. A questo scopo il percorso espositivo si svilupperà in quattro sezioni che ne consentiranno di ripercorrere le diverse fasi della produzione artistica
La mostra si apre infatti con il celebre Autoritratto dipinto ed entra subito nel vivo con la sezione denominata La prima formazione, ovvero l’influenza dell’ambiente artistico della corte di Urbino ed il confronto con
l’arte del padre, Giovanni Santi, che lo avviò alla pittura e del quale ereditò la bottega affiancando
Evangelista da Pian di Mileto.
La seconda sezione, Raffaello a Firenze: l’incontro con l’opera di Leonardo e Michelangelo, si
propone di illustrare la straordinaria evoluzione intellettuale e stilistica di Raffaello a contatto con lo
stimolante ambiente fiorentino dei primi anni del Cinquecento e la sua straordinaria capacità di dominare
la varietà delle influenze. È a Firenze che Raffaello sceglie le raffigurazioni sacre, con una netta
predominanza del tema vinciano e michelangiolesco della Madonna col Bambino, soggetto che vide il
raggiungimento, da parte dell’artista, di una perfetta ed armoniosa sintesi tra la struttura piramidale
leonardesca, la monumentalità dei volumi di Michelangelo e la grazia e l’armonia che caratterizzano lo
stile dello stesso Raffaello.
La terza sezione, Raffaello alla corte dei Papi, è dedicata all’esperienza romana dell’artista che,
introdotto alla corte papale nel 1508, fu scelto da Giulio II per la decorazione delle Stanze Vaticane,
occasione che non solo sanciva la sua affermazione rispetto ad artisti universalmente stimati ed affermati
quali Perugino, Peruzzi, Sodoma, Bramantino e Lotto ai quali viene revocato l’incarico, ma offriva a
Raffaello, sino ad allora legato per lo più ad una committenza privata, una prima e prestigiosissima
occasione pubblica. Un nucleo di disegni dell’artista e copie degli affreschi realizzati da Raffaello negli
ambienti vaticani, come quella della Liberazione di San Pietro dal carcere realizzata da Federico Zuccari
proveniente dalle Gallerie Fiorentine, sono presenti in mostra a testimonianza dell’attività del nostro
artista negli anni delle grandi imprese decorative di Giulio II.
La quarta ed ultima sezione si concentra invece su L’eredità di Raffaello con una selezione di opere
di allievi e collaboratori atte a rappresentare l’influsso dell’artista nella produzione artistica delle nuove  generazione a cui il maestro lasciava non solo la propria lezione ed il proprio esempio ma anche gli
incarichi lasciati incompiuti per il sopraggiungere della morte nel 1520, all’apice della sua carriera.
Chiudono quindi il percorso espositivo dedicato al pittore urbinate le opere di Giulio Romano, allievo
prediletto di Raffaello che, se dal 1515 aveva lavorato al fianco del maestro alla decorazione della Stanza
dell’Incendio di Borgo, dopo la morte di questi veniva incaricato da Leone.