Torna alla Galleria degli Uffizi l’Arianna medicea, scultura ammirata da Michelangelo

postato in: Exhibitions, Firenze | 0

È tornata nella Galleria degli Uffizi dopo quasi 220 anni di “pellegrinaggio” in varie sedi e dal prossimo 17 dicembre sarà una delle novità del ri-allestimento della Sala 35, detta di Michelangelo per via della presenza del celebre Tondo Doni, unica pittura certa del grande artista.
L’Arianna addormentata – copia romana del III secolo a.C. di una scultura ellenistica, dalle dimensioni notevoli e pesante poco meno di due tonnellate – stamani è stata la protagonista di una spettacolare operazione di trasporto e di sollevamento (fino ai 25 metri d’altezza della terrazza degli Uffizi, sopra la Loggia de’ Lanzi) prima di fare il suo ingresso, a bordo di uno speciale carrello, nel corridoio di ponente della Galleria.
Dopo l’ingabbiamento in una speciale struttura metallica, la statua è stata posizionata su un camion che, in una manciata di minuti, ha coperto le poche decine di metri che la separavano dall’area antistante la nuova scala di ponente degli Uffizi, dove ad attenderla c’era uno speciale carro-gru della Caf, con braccio telescopico di 30 metri, che l’ha sollevata e posata dolcemente a pochi metri dallo scivolo permettendole di rientrare nel museo che aveva lasciato intorno al 1794.
L’operazione è durata in tutto circa due ore e mezzo.

Dopo il restauro curato dai tecnici della Nike e lo spettacolare trasporto, e grazie alla collaborazione
della Direzione del Museo Archeologico di Firenze e alla generosità degli Amici degli Uffizi, la scultura
diverrà parte integrante del nuovo allestimento della Sala 35 degli Uffizi, dove la si potrà ammirare, oltre
che al Tondo Doni, insieme a opere di Bugiardini, Albertinelli, Fra’ Bartolomeo, Granacci, Andrea Del
Sarto, Franciabigio e Berruguete.

Proprio al centro della nuova sala dedicata a Michelangelo e ai maestri fiorentini di primissimo Cinquecento, sarà posta a fulcro la monumentale statua di Ariadne, nota ai più col nome di Cleopatra. E come Cleopatra la menziona Vasari, quando l’annovera nel gruppo dei marmi ellenistici che, a suo giudizio, furono d’un fascino così intenso da condizionare il corso dell’arte, dando avvio alla cosiddetta ‘maniera moderna’”.
Infatti, nel Proemio al terzo libro de Le Vite, Vasari scrive: “Bene lo trovaron poi dopo loro gli altri,
nel veder cavar fuora di terra certe anticaglie citate da Plinio de le piú famose: il Lacoonte, l’Ercole et il
Torso grosso di Belvedere, cosí la Venere, la Cleopatra, lo Apollo et infinite altre, le quali nella lor
dolcezza e nelle lor asprezze con termini carnosi e cavati da | le maggior bellezze del vivo, con certi atti,
che non in tutto si storcono, ma si vanno in certe parti movendo, si mostrano con una graziosissima
grazia. E furono cagione di levar via una certa maniera secca e cruda e tagliente…”.

Acquistata dal cardinale Ippolito d’Este per una nuova sistemazione nei giardini del Quirinale nel 1572, la statua costituiva uno degli ornamenti più vistosi del giardino Del Bufalo presso fontana di Trevi, dove ripeteva il motivo della ninfa dormiente, canonizzato dalla Claeopatra vaticana.
Dopo la morte del cardinale d’Este avvenuta in quello stesso anno, la scultura fu comperata dal cardinale Ferdinando de’ Medici (futuro terzo Granduca di Toscana) e sistemata a Villa Medici di Roma;
da qui fu trasferita a Firenze nel 1787.
E oggi, proprio chi ha la fortuna di visitare il giardino della splendida villa sul Pincio che appartenne ai
Medici, non potrà non notare, ricavata in una delle torri delle mura aureliane, una loggia elegantemente
affrescata e decorata al suo interno. Fu proprio in questo prezioso contenitore, oggi vuoto, che per due
secoli, a partire dalla fine del XVI secolo, la gigantesca figura marmorea di Arianna addormentata
accolse centinaia di illustri protagonisti del Grand Tour italiano, da Jonathan Richardson a Johann
Winckelmann. L’imponenza della scultura, la finezza del panneggio e, non ultima, l’idilliaca sistemazione rendevano l’Arianna medicea, all’epoca erroneamente identificata con Cleopatra morente come una degna rivale della replica posseduta dal Papa e ancor oggi nei Musei Vaticani.
Non stupisce, quindi, che anche Velasquez abbia voluto rendere omaggio alla splendida opera raffigurandola in una tavola, oggi al Prado, nella quale la statua troneggia nella sua loggia affacciata sui vialetti sapientemente modellati come vero e proprio Genius loci del giardino del Pincio.